Un supercomputer salverà vite umane grazie a diagnosi veloci

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Un supercomputer salverà vite umane grazie a diagnosi veloci
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Un vero e proprio “supercomputer AI” quello che ha recentemente ricevuto un gruppo di ricerca del Massachusetts presso lo MGH & BWH Center for Clinical Data Science (CCDS) e che studia anche le applicazioni dell’intelligenza artificiale e del machine learning in ambito sanitario. Si tratta del sistema DGX-1 con schede acceleratrici Tesla V100, basate su GPU GV100 Volta.

Il prezzo è di circa 150mila dollari ma al suo interno trovano spazio otto Tesla V100 per un totale di 40.960 CUDA core e 128 GB di memoria grafica. Questo permette di raggiungere fino a 960 TFLOPs di potenza con calcoli FP16, senza dimenticare la presenza di 5120 unità Tensor core dedicate all’allenamento delle reti neurali. A ciò si unisce la connessione NVLink 2.0, che aumenta il throughput fino a dieci volte rispetto al PCI Express e senza incrementare i consumi. Infine, a completare il sistema c’è anche una CPU con 20 core Intel Broadwell-EP.

Il supercomputer dispone di una potenza pari a 800 CPU (o 400 server) e può ridurre il tempo richiesto per allenare le reti neurali dagli otto giorni necessari con una Titan X a ben otto ore. Oltre all’hardware, anche il software gioca un ruolo importante. DGX-1 è integrato con lo stack dedicato al deep learning di Nvidia e ai principali servizi di gestione cloud. Pieno supporto quindi ai framework PyTorch, Caffe2 e TensorFlow, solo per citarne alcuni.

L’ultima versione di DGX-1 è stata annunciata proprio nei mesi scorsi alla GTC 2017.

Per quanto concerne la DGX Station invece, essa è una versione ridotta di DGX-1, in quanto formata da quattro Tesla V100 che raggiungono una potenza di 480 TFLOPS (FP16). Il tutto è raffreddato a liquido. Il sistema, che ha un prezzo di 70.000 dollari è, inoltre, accompagnato da una suite software completa.

È importante sottolineare che questo sistema può sostituire fino a 400 CPU e consumare un ventesimo dell’energia.

Il nuovo ritrovato della tecnologia è stato, quindi, consegnato ai ricercatori da Nvidia

Il CCDS è stato uno dei primi istituti a ricevere la prima generazione del DGX-1, lo scorso novembre, quando il sistema era ancora basato su acceleratori Pascal. Presto il centro riceverà anche una DGX Station nelle prossime settimane.

Questi cosiddetti “supercomputer AI” avranno il delicato compito di aiutare dottori e praticanti a fare diagnosi più veloci e soprattutto più accurate, stabilendo i successivi piani di trattamento. Essi dovranno allenare reti neurali profonde per la valutazione di immagini e scansioni mediche, usando il vasto database di dati fenotipici, genetici e di imaging dell’istituto.

Nvidia continua quindi sul cammino prestabilito per la diffusione dei prodotti Volta. Dopo la distribuzione di DGX-1 si passerà all’invio delle schede – sia in formato PCI Express che “mezzanino” – agli OEM. Per quanto riguarda l’arrivo dell’architettura Volta nel mondo del gaming bisognerà, salvo sorprese, aspettare il 2018.