adv

Un videogioco per smartphone inventato dall’università di Cambridge

Vorreste lavorare oppure studiare in santa pace (come una volta), ma il trillo di continue notifiche vi distrae? Dal computer e dal cellulare è un continuo accendersi, vibrare e squillare? La tortura è finita: d’ora in avanti sarà possibile mantenere la concentrazione, senza rinunciare a rimanere connessi.

Si chiama Decoder ed è la nuova app creata appositamente per allenare la capacità attentiva. La faccenda è seria: a mettere a punto il programma di “brain training” è nientemeno che l’Università di Cambridge, i cui ricercatori ne hanno verificato scrupolosamente gli effetti. La rivista Frontiers in Behavioral Neuroscience ha fornito la cronaca completa delle sperimentazioni.

Come funziona

Decoder funziona semplicemente, come un gioco, che chiede di osservare una serie di numeri sullo schermo: quando riuscirà a identificare alcune specifiche sequenze numeriche, l’utente dovrà schiacciare un tasto. Un meccanismo quasi banale, ma (a quanto pare) efficace. Questo genere di allenamento dovrebbe attivare il cosiddetto network fronto-parietale del cervello: una struttura che, se allenata, implementa le capacità di concentrazione.

Il parere dell’esperta

«È capitato a tutti di tornare a casa dal lavoro certi di essere stati impegnati tutto il giorno –  spiega Barbara Sahakian, psichiatra di Cambridge che ha partecipato allo sviluppo della app -, ma senza saper dire esattamente che cosa abbiamo fatto. Il tempo vola via rispondendo ad email, sms, curiosando sui social media e, più in generale, cercando di fare tutto in multitasking. Ma spesso cercare di dare retta a tutti si rivela controproducente: invece di essere più produttivi, diventa difficile concludere anche una singola incombenza, o portare a termine gli obbiettivi della giornata».

Per sviluppare Decoder, i ricercatori di Cambridge hanno raccolto dati nel corso di anni: il risultato finale è un videogioco per smartphone, tra i pochissimi al mondo pensati per allenare le capacità di concentrazione di chi li utilizza.

 

Avatar
I miei genitori mi diedero due nomi, Giovanni e Luca: idea elegante, ma poco pratica. Per fortuna, rimediarono soprannominandomi in modo più semplice Gianluca. Ho 38 anni e sono un ragazzo della provincia: Palma Campania, precisamente; scoprire dove si trovi è una sfida avvincente. La mia attività principale è subire le conseguenze dell'essermi abilitato giornalista professionista. Dopo aver maturato alcune esperienze in redazioni radio e TV, oggi scrivo di spettacoli, televisione e teatro principalmente, sebbene ami molto di più il cinema: l'importante nella vita è fare scelte coerenti. Per PSB Privacy e Sicurezza, mi occupo di tecnologia e video game, mantenendo l'obiettivo di informare e, nel contempo, aprire una finestra di aria fresca e leggera sulle notizie.