Una Cascina per la vita - Fondazione Giovanni Campaniello
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Fondazione Giovanni Campaniello

Nel piccolo centro della piana casertana, precisamente a Baia e Latina, qualche tempo fa, una caparbia compagine di persone motivate ha unito le proprie forze per dare vita ad un progetto davvero bello e coinvolgente.

La Fondazione Giovanni Campaniello, che ha altre sedi tra cui una a Genzano di Roma, e la sua equipe lavorano per lasciare che gli occhi e il cuore di tanti ragazzi tornino a sorridere. Lavorano per far si che siano salde e ben costruite le condizione ideali per l’inclusione sociale, soprattutto per le persone con il disturbo dello spettro autistico.

Il progetto è stato voluto dall’Associazione Genitori Autistici Napoli Onlus che attraverso la Fondazione è riuscita ad acquistare più di 30 mila metri quadri sui quali sorge una antica masseria. Sono diverse le attività di questa tipologia su tutto i territorio nazionale.

Le attività vogliono essere un trainante volano per l’inclusione sociale con la realizzazione di un ristorante con l’annessa sala per gli eventi, che per cominciare vedrà al lavoro tra i dieci e i quindici ragazzi autistici e i collaboratori .

Il vicepresidente Vincenzo Catapano ha affermato in varie interviste che la Fondazione è assolutamente senza scopo di lucro e che ogni supporto proveniente da regioni, provincie o semplici cittadini sarà bene accolto.

Chi sono diretti fruitori di questi progetti?

Sono ragazzi e ragazze con le più svariate tipologie e classificazioni del disturbo dello spettro autistico, caratterizzato dalla presenza di difficoltà nella comunicazione, nell’interazione sociale, oltre alla presenza di comportamenti ripetitivi ed interessi ristretti. Per le persone con autismo la condizione di isolamento domiciliare causata dal COVID-19 ha comportato, come diretta e imprevedibile condizione, una obbligatoria e perentoria modifica delle proprie abitudini delle varie attività che quotidianamente sono abituati a svolgere nei diversi contesti sociali (casa, scuola, centri riabilitativi o diurni).

Una costanza a volte maniacale della ripetitività comportamentale per queste persone è fondamentale e vitale. Hanno tempi e ritmi diversi, ma hanno la stessa necessità, se non addirittura più forte e necessaria di socialità, di affetto, di contatto fisico che va da un abbraccio corposo al semplice camminare nel parco, al salutare un albero, al prendere un pennello e astrarre colori a caso su un foglio mentre la musica crea quell’ambiente familiare. Hanno bisogno della semplicità, che le persone sempre di corsa, come la maggior parte di noi, hanno smarrito dietro ritmi incalzanti e robotici, dove anche la libertà sorridere sembra che debba arrivare solo tramite imput internettiano.

Quello che accade in questi progetti-cascine è creare una specie di routine quotidiana, una programmazione chiara della giornata con calendari visivi, questo per ridurre l’ansia e soprattutto relazionarsi con i bisogni emotivi delle persone con autismo. Questi ragazzi non cercano la chiusura e l’isolamento, al contrario necessitano di un forte contatto relazionale e comunicativo.

Tanto è vero che questo prolungato isolamento ha provocato in alcuni stati di ansia e psicosi da isolamento, hanno faticato il doppio.

Come sarà per questi ragazzi il ritorno alla normale routine?

Si cercherà di riportare nei tempi più brevi possibili la situazione ai livelli di normalità, non è certo pensabile che persone con disabilità neuro intellettive siano in grado di discernere da sole comportamenti idonei ad evitare sempre e comunque rischi di contagio, e non parlo solo di Covid.

C’è da considerare anche lo stress cui le famiglie sono sottoposte, proprio per questo bisogna che ci sia davvero il supporto agli utenti e alle famiglie, rappresentato anche da queste strutture che sono senza ombra di dubbio una boccata d’aria per tutti. Sono loro i primi ad avere il tasto della situazione con gli operatori che hanno conquistato la fiducia di questi ragazzi, dando loro progettualità e nozioni di autonomia di vita.

Ci si è trovati in un certo qual modo impreparati di fronte a questa pandemia, ma proprio da questi errori si deve ripartire consapevoli che coesi ce la si può fare, soprattutto in funzione delle fasce più deboli del nostro paese.