sicurezza ed affidabilita
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L’importanza delle impostazioni

Tra toni alti e derisione per altrui opinioni, il solco delimitato dall’astio e dalla rabbia, con la gentilezza e l’educazione appare, ormai, una fenditura senza una ricucitura imminente. Non esiste più neppure un risvolto di generosa comprensione, per l’altrui condizione e, purtroppo, nell’attuale visione delle cose, non sembrano annunciarsi comprensioni, atte ad attutire l’esasperazione della complessa realtà.

Marco Aurelio, filosofo ed imperatore, riteneva che l’indulgenza fosse la più grande gioia dell’intero universo. Ai nostri tempi un tale concetto di fatti e cose, sortirebbe, nella migliore delle ipotesi, almeno un sospetto.

In un film, della metà degli anni settanta (La donna della domenica), Marcello Mastroianni, nell’interpretare il Commissario Santamaria, asseriva che “l’intelligenza utilizzata, con il solo scopo di ammazzare il tempo è stronzismo”. Tale affermazione era inerente una evidente disponibilità, pur di arrivare alla soluzione di un caso.

Insomma Comencini (il regista) cercava di comunicarci che la gentilezza, seppure in un’indagine di polizia, non era un pericolo, ma poteva essere mezzo per arrivare al positivo risultato. Oggi, l’utilizzo del garbo appare come un fondato tratto di fragilità e di debolezza. E, quanto più apicali sono i ruoli, tanto più la cortesia appare una leggerezza.

Automatismi saltati

L’attuale utilizzazione di strumenti avulsi dalla condivisione – adesione o opposizione non ha importanza – istituzionale è un problema assai grave. Non ci sono verità esclusive e non esistono risposte scontate; il fatto è negativo e punto.

Quando si agisce, in qualunque campo, senza la piena percezione di quanto è, invece, assai inteso all’esterno, i rischi sono considerevoli. Bisogna adoperarsi, senza crogiolarsi in inutili autoreferenzialità, per il Bene Comune e se, anche da fronti alleati, iniziano a levarsi voci dissenzienti, allora il quadro si delinea in maniera chiara.

Se non fosse per il periodo imperante, assai emergenziale, si potrebbe pensare ad una speculazione studiata per uno scopo funzionale; tale ipotesi, ove mai corrispondesse al vero, sarebbe aberrante e, quindi, il solo riscontro è l’inadeguatezza.

Gestire una criticità è assai complesso; l’organizzazione, specialmente per chi riveste ruoli apicali, non può essere demandata a competenze avulse dalle concretezze da affrontare.

Si avvertono i primi scricchiolii, non sembra azzardato parlare di “bomba sociale” in attesa del detonatore. Sarebbe necessario un impatto positivo e, soprattutto confortato da spiegazioni chiare e non suscettibili di interpretazioni varie.

Procedere per DPCM poteva avere una ragione – e forse neppure pienamente condivisibile – fino a quando esisteva un’impellente esigenza per fare presto, ma, per concordare una seria azione di ripartenza, sarebbe auspicabile una condotta imperniata sulla collegialità degli Organi preposti; una “folla” di esperti, non può sostituirsi al dovuto andamento democratico.

L’esigenza di chiarezza, tuttavia, non è solo una questione Nazionale; nel Territorio nostrano si contano – dal 24 febbraio al 25 aprile – trentanove ordinanze, diciannove chiarimenti, diversi atti di richiamo (in realtà è unico, ma più volte reiterato) e un avviso di rettifica.

Si intrecciano, tra le numerose “contese” intercorrenti, molteplici aspetti. Intanto una “mozione di sfiducia”, individuale, è un altro “colpo” che potrebbe mettere in difficoltà l’esecutivo. Se ci sono 37 miliardi di prestito agevolato – senza condizionalità – forse sarebbe il caso di pensarci; serve liquidità e i soldi “previsti e promessi” non sono dietro l’angolo. Anzi!

Spiegazioni zoppicanti

Bisogna cercare di capire qualcosa ad ogni sillaba; casistiche imprecise e approssimazione di enunciazioni; ordinanza del Ministero della Salute che si “scontrano” con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Determinare le “seconde case” con l’interpretazione del termine “congiunti” non si riesce a codificare; un “affetto stabile” apre un mondo di interpretazioni e sparge, a piene mani, ulteriore disordine, nella possibile delucidazione della narrazione.

La Conferenza Episcopale Italiana ha “tuonato” quasi subito; le messe no, ma il funerale, con numero limitati di intervenuti, sì.

Diciamocelo con estrema franchezza: il Popolo merita molto di più.

Come al solito, auguri a noi.