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I dubbi sulla realtà giornaliera restano intatti.

In giorni di assoluto immobilismo ed in attesa di significativi sviluppi, nell’auspicio che il futuro riservi orizzonti tersi e sgombri da confusioni e ostacoli, ci si immedesima in riflessioni.

Il Miracolo è avvenuto: San Gennaro ha dato il Suo segnale. Alle 19,04 si è rinnovato il “Dono”, Sua Eminenza il Cardinale Crescenzio Sepe ha annunciato: “Il Signore tramite l’intercessione di San Gennaro ha sciolto il Sangue. All’apertura della cassaforte il Sangue era già sciolto. Segno di predilezione e benevolenza per la Città di Napoli, per la Campania, per l’Italia e per il Mondo Intero”; un forte desiderio di ritorno alla normalità, confortato da uno degli accadimenti più amati dal Popolo Napoletano.

Diario di una passata disavventura; il fai da te.

Quando le scelte sono determinate dalla convenienza, il risultato è solo la somma di necessità mediate, ma fallaci. Meglio avere la capacità di perseguire diverse demarcazioni: ci sono altre possibilità di valutazione.
La forza interiore non si dimostra con l’aggressività, ma con il saper cogliere ogni opportunità per imparare qualcosa di nuovo.

E’, forse, il sistema di autodifesa che scatta, inesorabile, per tutelare se stessi e gli altri; in pratica un senso di altruismo, inserito in uno stato di solitudine; a prescindere dalle situazioni e dalle evenienze.
Davanti ad uno sconcerto bisogna reagire, anche se il futuro appare assai nebuloso.


Un incidente con la “pedicolare”; la ferita, la pezza e la sutura.

 Un giorno qualunque, di un passato non tanto prossimo, ma neppure molto remoto; ore 12 circa, via Medina altezza chiesa San Diego dell’Ospedaletto, dirimpetto alla Questura. Una serie di paletti, collegati tra loro da catene, delimitano una zona; all’interno ci sono parcheggiati numerosi “dueruote”. In una delle consuete gincane, cui si è costretti a Napoli, in pedicolare, mi sono imbattuto nel tragitto citato. Tra alcuni paletti le catene sono spezzate, o divelte, e passando ho sentito netto il classico rumore di una “stracciatura”.

Ghiesa di San Diego dell’Ospedaletto

Il resto è facilmente evincibile. Nessuno che si periti di verificare lo stato dell’arte. Basterebbe una lima per levigare i pericolosi “spuntoni” appuntiti. La giacca è “andata”, ma meglio una giacca che la capa di un bimbo. Non esclusi – in quel giorno – di ripassarci, a breve,  con l’attrezzo adatto e sistemare.
Intanto, a danno consumato, cercai in qualche modo una soluzione, per richiamare l’attenzione dei futuri passanti.

Giorno successivo, ore 10,30 circa, mi recai sul posto: un corposo batuffolo d’ovatta, assicurato alla parte pericolosa, da diversi giri di nastro adesivo.

Un distinto signore, dalla parte esterna, mi osservava. Dall’atteggiamento fisico sembrava attendesse qualcuno e, nel mentre, era incuriosito dal mio armeggiare. Mi si avvicinò in modalità  punto interrogativo ed io, già prima che mi chiedesse, gli spiegai riassumendo l’accaduto.
A operazione ultimata, con un sorriso lo salutai e lui mi replicò: “La stavo guardando da quando si è messo all’opera e avevo capito che lei è un bene della collettività”.

Da qualcuno in privato, da altri nei commenti social, mi si fece notare come il rattoppo richiamasse alla mente una medicazione. In effetti è proprio quello che volevo si capisse; evidentemente ci ero riuscito.
Avevo pensato ad andare sul posto con una lima ed una pinza, poi mi dissi che Napoli è una Città, spesso, con inaspettati “zelanti” e che l’articolo 635 del c.p. poteva essere in agguato. Vai a spiegare che stavi solo eliminando una pericolosa insidia. Il danneggiamento di bene pubblico me lo avrebbero contestato senza problemi. Poi, mi ero quasi persuaso ad acquistare (eventualmente presso un negozio di ferramenta) uno di quei nastri bianchi e rossi che “esprimono” e “richiamano” un pericolo. Volevo fasciare l’intero paletto e appiccicarvi anche un piccolo avviso, su un cartoncino, con la scritta “PERICOLO”.

Però, invitai ancora me stesso a riflettere, l’articolo 639 c.p., anche se depenalizzato (se non erro) e, quindi, di competenza del giudice di pace, contempla comunque un deturpamento di cosa pubblica. Allora, infine, optai, per una “medicazione”. Un fatto necessario.
Adesso, a qualcuno, può sorgere spontanea la domanda: ”Ma perché non avvertisti chi di dovere?”.
La risposta è assai semplice e qui la riassumo. Mesi prima ero incappato in un altro disguido. Non mi  accadde nulla, ma poteva accadere a chiunque di danneggiarsi. Mi fermai al primo “punto idoneo” che incontrai e feci presente il fatto.

I componenti del “punto idoneo”, gentilissimi e assai efficienti, mi  fornirono, immediatamente,  un numero di telefono, al quale chiamare e fare presente quanto in argomento. Ringraziai (anche se mi chiesi il perché non potessero procedere  loro stessi alla segnalazione) e  subito iniziai a chiamare. Non ricordo per quanto tempo provai, non ha importanza, ma  finalmente udii: “Pronto …(omissis)”.

Buongiorno, mi scusi, volevo segnalare che: …così, così e così.
“Ma è su un marciapiede?, è sulle strisce blu? è su un passo carrabile?”.
No, scusi… come ho cercato di spiegarle il fatto è…(ri)così, (ri)così, e (ri)così.
“Va bene, adesso passiamo la notizia”.
Presumo, la notizia stessa, sia – oggi ancora e, quindi anche al tempo dell’episodio – in viaggio con un piccione viaggiatore, che ha perso l’orientamento.

Ecco perché ho preferii la medicazione. E’ una specie di linguaggio “criptato”. D’altra parte faccio parte di una razza “sinergologica” e, per fortuna, ne ho imparato in fretta, sin da ragazzo, l’importanza. Mi rendo conto che non è cosa semplice, ma è davvero un dono, soprattutto quando la si condivide con altri cultori. Un, seppur lieve, movimento di una parte del corpo, appena uno sguardo, e le parole diventano inutili, superflue. Perfino fastidiose.

Il nesso con l’attualità? L’emergenza non è affatto finita, la fase successiva ancora impalpabile, l’economia in agonia; San Gennaro ha fatto il Suo, noi dovremo continuare a fare il nostro, ma al resto chi provvederà?

Come sempre, auguri a noi.

Raimondo Miele