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Un keylogger nascosto in una app minaccia i nostri dati sensibili

Dopo il gdpr tutto doveva essere differente, eppure, le trappole in rete continuano ad essere un pericolo

La notizia è di quelle da far tremare i polsi, dopo tanto clamore sulla sicurezza della privacy, il rischio concreto di furto di dati sensibilissimi dai nostri cellulari continua ad essere estremamente concreto e passa addirittura dal PlayStore di Android.

Oramai gli smartphones sono la piattaforma attraverso cui veicoliamo i nostri dati più segreti: pin di carte di credito e dei nostri conti correnti, password dei nostri dati sul cloud, profili dei social e delle e-mail, magari addirittura delle pec.

Segreti e touch screen

Attraverso i touch screen dei cellulari immettiamo in rete praticamente tutti i nostri segreti, che non vorremmo mai fossero conosciuti dal mondo esterno, ritenendo che tale modalità di digitazione fosse più sicura del mondo desktop.

Tutti ripongono la loro fiducia nel controllo severo imposto dagli sviluppatori di Android e della Apple, che danno accesso rispettivamente a Playstore e Applestore esclusivamente ad applicazioni affidabili e verificate.

Le fondamenta della nostra fiducia sono però scosse dalla notizia fondata che un’app, GO Keyboard, nasconde in realtà un keylogger che invia tutto ciò che digitiamo ad altri, consentendo lo spionaggio dei nostri dati.

Come ti spio il cellulare

I keylogger sono malware che memorizzano tutti i caratteri digitati e li inviano a chi ha progettato il software, che sarà in grado di ricostruire esattamente il contesto e le password utilizzate. In pratica questo consente di hackerare direttamente e completamente tutte le nostre identità digitali, in primis quelle bancarie, per finire alla possibilità di postare sui social frasi e commenti non scritti da noi ma che, a tutti gli effetti, risultano inserite da noi stessi.

A questo punto è ovvio i controlli effettuati dal team Android non sono sufficienti e getta un’ombra scura sull’affidabilità complessiva dell’intero progetto. Al momento, comunque, è perentorio disinstallare immediatamente l’app se presente sui nostri cellulari e pregare che non vengano scoperte ulteriori falle nell’offerta di Android.

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Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.