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“Living Hope Ministries”, già rimossa da Apple e Amazon, è ancora su Google Play

Si chiama Living Hope Ministries ed è l’applicazione dell’omonimo gruppo religioso – fondato nel 1989 – che, ancora presente su Google Play Store, sta dividendo l’opinione pubblica. Sono diverse le comunità che rispondono a questo nome – tanto che una di esse, su Facebook, prende le distanze – ma quella in questione fa del controllo della sessualità il suo obiettivo prioritario. «Living Hope Ministries ospita i più grandi gruppi di supporto online a livello mondiale per uomini e donne colpiti dall’attrazione dello stesso sesso», si legge sul sito.

Una dipendenza da sconfiggere

L’omosessualità viene paragonata a una dipendenza, una malattia che necessita dell’intervento di un «terapeuta cristiano»: qualcuno in grado di mostrare la faccenda da una «prospettiva redentiva». L’approccio dell’app, naturalmente, rispecchia la filosofia che avvolge il manifesto online della comunità.

L’applicazione consiglia di «astenersi dall’agire fisicamente, dall’impegnarsi nella fantasia sessuale, nella pornografia e nella masturbazione». Il magazine NewsWeek racconta come questa app sia già scomparsa poco tempo fa – previa petizione – dall’App Store di Apple e da quello di Amazon. Oggi l’associazione a sostegno dei diritti LGBT Truth Wins Out lancia una nuova petizione (che ha già raccolto oltre 42.700 firme ma mira alle 50mila) per fare in modo che Living Hope Ministries sia bandita anche dal negozio di Google. L’azienda non ha ancora rilasciato dichiarazioni a riguardo, mentre Ricky Chelette, direttore esecutivo di Living Hope Ministries ha commentato: «Ci sono tonnellate di app pro-gay. Siamo semplicemente qui per aiutare coloro che non vogliono essere gay. Presumo che le persone che si identificano felicemente come gay non cerchino l’app».

La professione di fede

Secondo il gruppo religioso che sta dietro a questa controversa app, gli «stili di vita» omosessuali sarebbero costruiti sull’idea di «affidarsi completamente a se stessi o di dipendere da qualcun altro», il che andrebbe in controtendenza con la loro professione di fede: affidarsi a Dio e lì cercare una relazione intima con Gesù.

 

 

I miei genitori mi diedero due nomi, Giovanni e Luca: idea elegante, ma poco pratica. Per fortuna, rimediarono soprannominandomi in modo più semplice Gianluca. Ho 38 anni e sono un ragazzo della provincia: Palma Campania, precisamente; scoprire dove si trovi è una sfida avvincente. La mia attività principale è subire le conseguenze dell'essermi abilitato giornalista professionista. Dopo aver maturato alcune esperienze in redazioni radio e TV, oggi scrivo di spettacoli, televisione e teatro principalmente, sebbene ami molto di più il cinema: l'importante nella vita è fare scelte coerenti. Per PSB Privacy e Sicurezza, mi occupo di tecnologia e video game, mantenendo l'obiettivo di informare e, nel contempo, aprire una finestra di aria fresca e leggera sulle notizie.