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La soluzione del Reddito di istruzione

Il prolungamento del Covid-19 e la totale incertezza conseguente da tanti punti di vista differenti, nonché spesso contrastanti tra loro, l’incertezza economica di una vera e sostanziale ripresa hanno portato anche ad una visione futura dell’empasse universitario in assetto di stallo.

Questa nuova forma di bonus potrebbe essere una sorta di oasi per oltre 35 mila studenti per laurearsi in un momento storico davvero critico.

L’indotto universitario e parauniversitario descrive percentuali di una forte crisi, da parte degli studenti, dei professori, e dell’indotto dell’housing, mense, biblioteche e servizi.

In pratica come è avvenuto già in altre epoche di recessione, le immatricolazioni presso gli atenei potrebbero subire ripercussioni restrittive. In Europa già si parla di slittamento dell’inizio del nuovo anno accademico universitario per permettere agli atenei e agli studenti di ponderare l’immediato futuro con visione più realistica.

Prodotto interno lordo

Se la contrazione del Pil resterà su questi binari, la rotta vedrà una strada in salita che parla di percentuali intorno al 9,1%, come è stimato dal Fondo Monetario internazionale.

Per ovviare a questa ipotetica inflessione dell’11% di immatricolazioni serve una “cura economica” destinata alla ripartenza dell’istruzione, da un lato per mantenere i livelli attuali, ma anche per migliorare il quadro delle figure dettagliatamente professionali, derivanti da corsi di alta formazione e master.

Reddito di istruzione

A quest’uopo si parla di Reddito di Istruzione – un metodo che nel nord Europa funziona già da anni, solo che parte del prestito è a fondo perduto – che permetta a tutti gli studenti, con una certa situazione reddituale, di iscriversi all’università a costo zero (misura equivalente a un esonero completo dalle tasse) e ricevere delle risorse aggiuntive (equivalente ad una borsa di studio) in casi particolari, come ad esempio il trasferimento in una città diversa da quella di provenienza.

Le somme percepite con il Reddito di Istruzione, però dovrebbero essere restituite dallo studente, anche se a differenza di quelli che conosciamo sotto la voce di “prestito d’onore” la restituzione avviene solo se lo studente è in presenza di un reddito da lavoro proporzionato allo stesso reddito percepito.

Tali risorse in visione del reddito di istruzione dovrebbero essere introitate dal Recovery fund: per fornire un contributo annuo di 5mila euro a circa 300mila immatricolati per completare un percorso di studi di 5 anni potrebbero servire al massimo 7,5 miliardi di euro, circa il 10% degli interessi sul Pil previsti per il 2020.

Student Bond

Per stimolare il Reddito di istruzione si potrebbe pensare ad una forma di Student bond, strumento che potrebbe imitare i Social Impact Bond, ma con il principio del Pay for success che ancorino in qualche modo il rimborso del capitale con degli interessi legati al raggiungimento di un traguardo sociale.

I social impact bond hanno la prerogativa di tamponare la contrazione dei flussi di risorse che sono destinati al welfare. Sono strategie di allocazione delle risorse finalizzate a progetti a lungo termine, proprio come può essere l’investimento istruzione e la succedanea immissione nel mondo del lavoro, che necessita di figure sempre più settoriali e formate ad una cooperazione immediata, in un mondo lavorativo connotato da un dinamismo mutevole accelerato.