Bandiera Italia
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Da un anno bellissimo alla manovra ponderosa

 Avevo scritto, lo scorso 20 marzo (cfr. https://www.psbprivacyesicurezza.it/appello-al-presidente-della-repubblica/), dell’urgente necessità di avere un punto di riferimento con competenze specifiche e di alto profilo.

Il cambio al vertice della Banca Centrale Europea, nello scorso 31 ottobre, sancì il termine del mandato di Mario Draghi dopo otto anni.

Il “bagaglio” personale, pur prescindendo dal citato prestigioso incarico ricoperto, poteva, e doveva da tempo, essere utile al nostro “Bel Paese”. Dopo aver tenuto testa ai “teutonici”, per il “riformatore”, fonte di sicurezza per l’Italia e che lasciò un clima assai disteso con l’Europa, non si poteva immaginare un  futuro da pensionato.

Era necessario, quindi, che le sue idee camminassero sulle gambe di uomini capaci e pronti a raccoglierne le convinte asserzioni. Meno tasse, ma anche meno debiti e meno deficit, con l’innalzamento dell’età pensionabile;  mercato del lavoro, supportato da idonei ammortizzatori sociali e snellimento di iter burocratici; puntare sui risultati raggiunti dalla preparazione dei giovani, sempre più spesso “puniti” con l’emigrazione culturale, dovevano far scaturire  il volano principale per innovare la crescita.

Era inevitabile presumere, come il nome potesse essere al centro di “partite”, vere o virtuali; inquilino a Palazzo Chigi o futuro abitante del Quirinale?

Credo, tuttavia, che tali dubbi non lo appassionassero allora. E neppure adesso.

Sembrava, invece, utile, e finanche necessario, che Mario Draghi, allievo di Federico Caffè, restasse al di fuori di egemonizzazioni politiche. Per il bene del Paese e per una buon prosieguo dell’opera fino ad allora compiuta.

Tuttavia, senza voler riesumare oscuri presagi, oggi sarebbe stata una risorsa assai utile.

E’ solo di qualche giorno fa una sua intervista, rilasciata al Financial Times, da cui emerge come appare inspiegabile, non averlo ritenuto  viatico imprescindibile, per perseguire determinati obiettivi.

Oggi, alla luce della terribile situazione, che nulla di positivo lascia intendere per la ripresa economica, considero l’affermazione “non ci sono alternative” un’umiliazione della ragione a favore di attenzioni basate, esclusivamente, su egoismo a tutela di personali interessi.

Adottare scelte certe per  soluzioni dirimenti

La mancanza di alternative equivale alla totale assenza di pensiero e se il pensiero manca, significa che mancano anche la libertà e la scelta.

E’ quanto succede, sempre più spesso purtroppo; nessuna decisione per non scegliere o, alternativa di pari assurdità, scegliere senza criteri dei parametri; così tutto resta immutato.

Anche i problemi che potrebbero trovare soluzioni con diverse valutazioni, diventano opzioni che creano ulteriori problemi.

Si continua, imperterriti, a voler interpretare “la pancia” dell’opinione pubblica, sollecitandone lo stato emozionale invece di essere, con equidistanza ed onestà intellettuale, protagonisti di sentite esigenze e necessari interventi. Gli ultimi vivono, ormai, in assoluto stato di degrado; le aziende sono attanagliate da molteplici difficoltà di cui le Istituzioni sembrano non accorgersene; i “veicoli politici”, una volta vanto delle varie identità partitiche, non eseguono più il loro peculiare compito di collegare le basi ai vertici.

Ci si barcamena in un “tirare a campare” di nessuna valenza, ma di sicuro asservimento ad un’attenzione  estranea alla partecipazione del peculiare interesse comune.

Anche nella comunicazione ci si destreggia con qualche approssimazione e, di conseguenza, la miriade di provvedimenti, delibere, ordinanze e decreti, lasciano spazio all’emanazione di circolari interpretative, che confondo ancora di più le idee di un popolo già oltremodo provato.

Attualmente, in assenza di pensieri, scuole e dottrine, chi vince sbraita e sventola ai quattro venti i risultati di una campagna elettorale, scevra di effettivi contenuti, urlata, più che effettivamente analizzata per la soluzione di problematiche. Chi soccombe, invece, è come se si sedesse sulla riva del fiume, schiumando rabbia silente, ben lieto di deridere il nemico. Insomma, la propaganda non si ferma mai e le soluzioni restano senza tangibili risultati. Un confronto senza alcun spessore e, fatto ancora più grave, senza nessun arricchimento di concetti, progettualità e cultura politica.

Confusione senza confini

Le ambiguità sono pericolose, ma sembra che la perniciosità del momento non trovi volontà adeguate a soluzioni dirimenti, contribuendo, purtroppo, ad alimentare  confusione e scetticismo, a dispetto di una necessaria condivisione di intenti. Fase 1, fase 2, fase 3; ma di come far ripartire il Paese non se ne hanno notizie. L’assistenzialismo, seppur necessario in questo terribile momento, non produce reddito e senza reddito non ci sono riprese economiche. E’ come se mancassero le fondamenta ad una progettata costruzione. Non potrà mai reggersi. Ed ecco che, ricollegando il discorso all’inizio, la competenza e la valenza di un uomo come Draghi sembra prerogativa imprescindibile per il “dopo bufera”.

Intanto, la sfiducia nel futuro aumenta.

Sempre, e comunque, auguri a noi.