L’uso scorretto dei social media può costare al lavoratore anche la sanzione disciplinare del licenziamento quando si insulta apertamente il proprio capo o la propria azienda
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L’uso scorretto dei social media può costare al lavoratore anche la sanzione disciplinare del licenziamento quando si insulta apertamente il proprio capo o la propria azienda

Non tutti i lavoratori sono al corrente che tutto quello che si scrive su Twitter, Facebook ma anche su app di messaggistica come Telegram o Whatsapp, può essere utilizzato dal datore di lavoro in sede disciplinare. Nei casi più gravi, quelli in cui messaggi sono postati su social media aperti ed hanno un contenuto offensivo, possono addirittura portare all’applicazione della sanzione penale del licenziamento.

L’orientamento giurisprudenziale

In base ad un recente orientamento giurisprudenziale l’invio di messaggi offensivi acquisisce rilevanza ai fini disciplinari in base alla platea dei soggetti che li ricevono. In altre parole, quando i messaggi offensivi sono postati su profili social aperti a tutti, cioè quando la platea dei destinatari è potenzialmente infinita, gli stessi possono portare al licenziamento del dipendente (quando ovviamente ne ricorrano gli elementi di gravità previsti dalla legge), anche se postati fuori l’orario di servizio (sentenza del Tribunale di Firenze del 16 ottobre 2019). Nel caso in cui, invece, i messaggi siano inviati in chat private  o pubblicati sul profilo ad accesso limitato sono equiparati alla corrispondenza privata e di conseguenza godono della stessa tutela costituzionale e non possono essere utilizzate per licenziare o sanzionare il lavoratore.

Gli Haters

Un discorso analogo può farsi anche per i cd. Haters, anche se ad oggi, in merito, non sono ancora state emesse sentenze su tale questione è molto probabile che l’orientamento dei giudici si uniformi a quello precedentemente indicato.

Con il termine “haters” si identificano tutti coloro che esternano e diffondono odio nei confronti di altri individui sui social media. Post “sconvenienti” di natura sessista, razzista o violenti, anche se estranei alla sfera lavorativa del soggetto, possono portare al licenziamento del dipendente nel caso in cui il datore di lavoro riesca a dimostrare che questa condotta ha leso il rapporto fiduciario e ha provocato un danno all’azienda.

Codici di comportamento

Per prevenire situazioni spiacevoli è indispensabile che l’azienda adotti una specifica “social media policy”, delle regole ben definite con le quali vengono disciplinati una vasta gamma di problemi legati all’uso dei social ed in particolare, regolarne gli aspetti legali. Questi codici di condotta dovranno essere scritti in modo da contemperare le esigenze della società ed il diritto di espressione dell’individuo.

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Mi chiamo Benedetta Greco, nel 2013 mi sono laureata in giurisprudenza, presso l'università Federico secondo di Napoli, con tesi sulla definizione di terrorismo in diritto internazionale (di cui vado molto fiera). Ho collaborato come praticante avvocato abilitato per diversi Studi legali e nel 2016 dopo tre anni di gavetta ho superato con successo l'esame di abilitazione alla professione forense. Le mie esperienze professionali si estendono anche al piano della didattica: nel 2014 ho diretto dei moduli riguardanti la “Legislazione commerciale” e “ Legislazione fiscale” nell'ambito di un corso sui “Requisiti professionali per il commercio” nonché un modulo sui “Riferimenti normativi e legislativi in ambito socio sanitario” rientrante nel corso di studi per l’acquisizione dell’attestato di Operatore socio sanitario.