Diamo spesso per scontato la presenza di una o più uscite di sicurezza in un edificio: ma quali requisiti minimi vanno rispettati?
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Diamo spesso per scontato la presenza di una o più uscite di sicurezza in un edificio: ma quali requisiti minimi vanno rispettati?

L’uscita di sicurezza da un edificio o un mezzo pubblico è un qualcosa la cui presenza siamo abituati, potremmo dire giustamente, a dare per scontata. Meno scontato è, però, il fatto che le suddette uscite siano progettate in modo tale da rispettare i parametri minimi per garantire l’effettiva sicurezza dei presenti.

Ma ecco, dunque, la questione: ci sono effettivamente dei parametri da rispettare? Se sì, quali sono? La risposta ovviamente è sì: vediamoli insieme.

Le caratteristiche minime delle uscite di sicurezza

Le uscite di sicurezza devono essere predisposte per garantire alle persone presenti l’abbandono in sicurezza dell’edificio. I criteri minimi da rispettare nella loro progettazione sono regolamentati dall’allegato IV del D. Lgs. 81/2008.
In particolare, le uscite di sicurezza devono essere:

• “tenute costantemente sgombre per consentire di raggiungere il più rapidamente possibile un luogo sicuro;
• in numero e dimensioni adeguate alla estensione del luogo di lavoro, alla loro ubicazione, alla loro destinazione d’uso ed alle attrezzature installate, nonché al numero massimo delle persone che possono essere presenti in tali luoghi;
• realizzate in modo che l’altezza minima non sia inferiore a 2,00 m e la larghezza minima sia conforme alla normativa vigente in materia antincendi;
• evidenziate da apposita segnaletica, conforme alle norme vigenti;
• munite, quando necessario, di opportuna illuminazione di emergenza, che entri in funzione automaticamente, in mancanza di alimentazione elettrica”.

Non solo le uscite: conta anche il percorso

Le leggi in merito non parlano, ovviamente, soltanto delle caratteristiche dell’uscita in sé. Di primaria importanza è, infatti, anche il percorso da seguire in caso di evacuazione dell’edificio, sulle quali le indicazioni riguardano:

lunghezza dei percorsi: “nella scelta della lunghezza dei percorsi delle vie di esodo, riportati nelle lettere c) ed e) del punto precedente, occorre attestarsi, a parità di rischio, verso i livelli più bassi nei casi in cui il luogo di lavoro sia: frequentato dal pubblico; utilizzato prevalentemente da persone che necessitano di particolare assistenza in caso di esodo; utilizzato come area di riposo; utilizzato quale area dove sono depositati e/o manipolati materiali infiammabili”;
numero e larghezza delle vie di esodo: “in numerose situazioni è da ritenersi sufficiente disporre di una sola uscita di piano; dove ciò non è sufficiente il numero delle uscite deve essere in funzione del numero massimo delle persone presenti (affollamento) e dalla lunghezza dei percorsi di piano stabiliti al punto 3.3 lettera c) del DM 10 marzo 1998”. Il documento, che invitiamo a visionare, riporta alcune eccezioni e una formula per calcolare la larghezza totale del sistema di vie di uscita di piano per luoghi di lavoro a rischio d’incendio basso o medio;
numero e larghezza delle scale: “possono essere servite da una sola scala le strutture edilizie di altezza non superiore a 24 m in gronda (DM 30 novembre 1983), adibite a luoghi di lavoro con rischio d’incendio basso o medio, dove ogni singolo piano può essere servito da una sola uscita. Per tutti gli altri edifici, devono essere disponibili due o più scale, fatte salve le deroghe previste dalla vigente normativa”;
calcolo della larghezza delle scale: in particolare se le scale “servono un solo piano al di sopra o al di sotto del piano terra, la loro larghezza non deve essere inferiore a quella delle uscite del piano servito”. Se le scale “servono più di un piano al di sopra o al di sotto del piano terra, la larghezza della singola scala non deve essere inferiore a quella delle uscite di piano che s’immettono sulla scala, mentre la larghezza complessiva è calcolata in relazione all’affollamento previsto in due piani contigui con riferimento a quelli aventi maggior affollamento”.

Insomma, sul lato B di una cosa apparentemente così banale troviamo in realtà un bel po’ di indicazioni da rispettare: un vademecum che le riassuma potrà dunque sicuramente risultare utile non soltanto a chi si occupa della progettazione di uscite di sicurezza, ma anche a chi vorrà essere in grado di valutare il livello di sicurezza dell’edificio all’interno del quale si trovi per lavoro o qualunque altro motivo, senza mai prendere sottogamba una questione fondamentale come questa.