Vajont_Dam_1963 (Fonte Wikipedia)
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Il 9 ottobre 1963 è ricordato a causa del Disastro del Vajont. Una tragedia annunciata che sarà ricordata con il documentario “Vajont – Per non dimenticare”

Il bacino idroelettrico del Vajont doveva rappresentare l’innovazione tecnologica dell’Italia, una delle punte di diamante dello sviluppo economico e sociale del Bel Paese. Ha rappresentato, invece, da quel maledetto 9 ottobre 1963 un disastro nazionale.

Un documentario,  Vajont – Per non dimenticare, ricorda i vari punti oscuri di questa intricata vicenda e le sue drammatiche conseguenze.

Cosa è successo esattamente?

Al confine tra Veneto e Friuli era stato costruito un modernissimo bacino idroelettrico atto a trasformare in energia elettrica il torrente Vajont. La realizzazione era stata curata dalla SADE (Società Adriatica Di Elettricità) ma vi avevano lavorato in seguito anche la Montecatini e poi, dopo la nazionalizzazione dell’energia elettrica, l’Enel (Ente nazionale per l’energia elettrica) e l’allora Ministero dei Lavori Pubblici.

L’ente privato che vi aveva messo mano inizialmente non avvisò le autorità competenti del pericolo che incombeva sull’opera.

Invaso_Vajont_estate_1963 (Fonte Wikipedia)

Il bacino artificiale era stato realizzato, insieme alla diga, alle pendici del Monte Toc, in una zona a rischio paleofrane. Fu proprio una frana che provocò, alle 22 e 39, la tracimazione dell’acqua contenuta nel bacino provocando un’onda gigantesca che sconvolse e distrusse tante vite umane.

Le morti e i danni

Le cittadine di Erto, Casso, Longarone, insieme ad altri paesi del fondovalle veneto, furono spazzate via. 1917 persone morirono e altre 1300 disperse. I danni furono calcolati in 900 miliardi di lire dell’epoca.

Vajont – Per non dimenticare

Il docu-film Vajont – Per non dimenticare è l’opera dei registi Andrea Prandstraller e Nicola Pittarello. Dura 140 minuti ed è distribuito da Venicefilm. La sua uscita nei cinema è prevista proprio per oggi, mercoledì 9 ottobre 2019. Con filmati d’epoca e interviste attuali, si apre davanti allo spettatore la reale portata di quanto accaduto quella maledetta notte. Gli errori umani, la forza della natura e un uso intensivo della tecnologia dell’epoca hanno portato ad un disastro che l’Assemblea delle Nazioni Unite ha definito così f «fallimento di ingegneri e geologi nel comprendere la natura del problema che stavano cercando di affrontare»

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.