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Un Rilancio rallentato

Quando si parla di rilancio, si dovrebbe considerare lo sviluppo che tale azione comporta; passare dalla crisi alla ripresa, ridurre decadenze lavorative e pressione dei tributi, tener fede agli annunci ed ai proclami, rispettare quanto previsto realizzandolo.Le forze politiche, impegnatesi in tali presupposti, devono essere un argine, forte e determinato, allo stato emergenziale, scatenato dalla tremenda pandemia.

Proposte serie e consistenti, con azioni opportune ed adeguate, devono essere concrete ed immediate; il tempo trascorso è già stato permeato, sin troppo, da mirabolanti divulgazioni, ancora in attesa di reale attuazione.Il Paese doveva essere avviato sul solco della rinascita, ma assistiamo a diatribe e contrasti, che preludono ad eventualità assai preoccupanti.

I nodi da sciogliere restano tanti e, per giunta, altri se ne aggiungono, mettendo a serio rischio la tenuta dell’esecutivo. Le sfide si raddoppiano e le differenze aumentano; da una parte e dall’altra. Visioni contrastanti in un’opposizione non coesa, intese sempre da raggiungere e verificare, in una maggioranza dall’instabile equilibrio.

Stallo da sbloccare

Nel mentre si attendono i risultati dall’ambito europeo, siamo fermi alle solite incognite burocratiche, che intralciano procedure e, quindi, rallentano fatalmente una ripartenza assai urgente. Sollecitazioni in merito non sembrano sortire effetti benefici; riflettere sull’’estrema necessità di affrontare tali argomenti, sembra come far rimbalzare qualcosa su un muro di gomma.

Le apprensioni si moltiplicano, ma la scena non muta, mentre continuano “generali coinvolgimenti” di parti dissonanti, su quanto si vorrebbe concordare. In pratica siamo impantanati, ma il Popolo è in attesa. Inutile tergiversare su instabili sostegni dialettici: la crisi è molto seria.
Si alimentano, così, paura e rabbia. Si dileggia l’avversario politico, si mettono in discussione le istituzioni, si creano attriti tra centralità e periferie. E’ l’intero sistema a scricchiolare, nel metodo e nel contesto.

Sistema da rivedere

Inevitabilmente, quasi con disarmante normalità, esplodono conflitti alla sola visione dell’autorità costituita; ci si ritiene nel diritto di rifiutare l’identificazione a richiesta delle Forze dell’Ordine. Certo che, se tali situazioni, sono il risultato di rimpasti e rivisitazioni, per mantenersi in vita, è evidente che gli autori si sentano in una sorta di bolla d’immunità.

La stessa che, in qualche modo, consente l’auto-dispensa dal seguire le regole; se le partite di calcio si svolgono a porte chiuse per i professionisti, non è detto che tornei per “atleti da strada”, debbano seguire la medesima linea. Quindi, auspici di buona riuscita sui social, tifo da stadio in piazza e contese – con tanto di organizzazione studiata ed attuata – in pieno svolgimento.

Assembramenti? No, solo semplici appuntamenti, tra più persone, per seguire le gare. Nemmeno appare diverso quanto accade nei pressi di “Napoli Centrale”, un ampio spazio a totale appannaggio dell’illegalità. I cantieri, per fortuna, hanno riaperto, ma anche il “tutti a casa” è terminato; ergo, se la strada è sbarrata dai lavori in corso, il marciapiede è utilizzato dai due-ruote, per evitare un giro più lungo.
A repentaglio pedoni e a farsi benedire le regole.
Tutto è tornato come prima, ma noi, di certo, stiamo assai peggio.
Auguri a noi.

 

Raimondo Miele