Parco Archeologico di Pompei, dove si tiene la mostra Venustas
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Visitabile da oggi la mostra “Venustas. Grazia e bellezza a Pompei”, l’estetica femminile nell’Antichità

E’ stato lo stesso Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna, ad aver inaugurato la mostra “Venustas. Grazia e bellezza a Pompei”, che ha lo scopo di far conoscere al visitatore i diversi aspetti dell’estetica femminile, dalla Preistoria alla Pompei romana, in un vero e proprio viaggio attraverso l’Antichità campana

I reperti, infatti, provengono da Poggiomarino, Striano, Stabia, Oplontis, Pompei e Terzigno. 

Venustas. Grazia e bellezza a Pompei

La mostra, esposta nella Palestra Grande del Parco Archeologico di Pompei, presenta all’incirca 300 reperti, suddivise in 19 vetrine. Il visitatore tra, profumi, gioielli e oggetti di cosmesi, conoscerà l’estetica che ha accompagnato la Donna in un arco temporale lunghissimo: dall’Età del Bronzo (XV secolo a. C.) all’Età del Ferro (tra VIII e VII secolo a. C.) fino a giungere alla Pompei romana. Venustas terminerà il 31 gennaio 2021. 

Venustas è traducibile in italiano con perfezione di bellezza (femminile), grazia, bellezza. Parole d’ordine che si succedono durante tutta la mostra.

Una visita all’insegna della normativa vigente

La visita alla mostra è stata organizzata nel rispetto della vigente normativa in merito alla pandemia da Covid-19. Bisognerà munirsi di mascherina, così come previsto dall’ordinanza regionale campana n. 56 del 12/06/2020 e rispettare la distanza sociale. Gli accessi alla Palestra Grande sono state adeguate, così da poter avere un’entrata e un’uscita separate. 

L’Età del Bronzo

Seguendo un itinerario cronologico, possiamo iniziare ad ammirare i reperti ritrovati a Longola Poggiomarino, importante sito archeologico nella Valle del Sarno

In questo abitato dell’Età del Bronzo, le donne si adornavano con monili in bronzo, ambra e osso. Erano di grande importanza gli oggetti a forma di animali, che fungevano da oggetti contro la sfortuna. 

L’Età del Ferro

Nella Necropoli di Striano, risalente all’Età del Ferro, sono state ritrovate le suppellettili con la quale erano sepolte le donne. I gusti cambiano ma l’attenzione a mettere in risalto la propria persona rimane la stessa, sempre. 

Età Arcaica e Classica

Nella necropoli stabiese di Santa Maria delle Grazie sono state rinvenute accessori vari e fibule che dovevano accompagnare le defunte nell’aldilà in tombe risalenti al VI e V secolo a. C. 

Pompei

Il clou di Venustas, se così possiamo dire, è rappresentata dai reperti provenienti da Pompei. Una città sofisticata come dimostrano gli oggetti esposti. Anche grazie ad una legge, emanata dall’Imperatore Augusto nel 9 d. C., che permetteva alle donne sposate (se fertili e fedeli) di gestire il proprio patrimonio. 

Questo permise loro anche loro di poter comprare liberamente. Troviamo, quindi, ad esempio contenitori per cosmesi, pinzette, bastoncini per nettare le orecchie, spazzole, cucchiani e boccette per profumi. 

Questi ultimi, provenienti soprattutto dall’Egitto, erano un vero e proprio status symbol per ricchi e potenti. 

Molti di questi oggetti sono stati ritrovati sui corpi delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. Addosso ad una schiava è stata rinvenuta un’armilla (sorta di bracciale indossato sull’avambraccio o sul braccio) recante la toccante scritta “Dominus ancillae sua” (Il padrone alla sua schiava). 

Tramite questa mostra si scoprono aspetti di vita quotidiana poco noti. 

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.