La riforma delle intercettazioni

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riforma delle intercettazioni
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Il consiglio dei Ministri con il d. lgs. n. 216 del 29 dicembre 2017, ha dato il via libera alla riforma delle intercettazioni, per l’entrata in vigore della maggior parte delle disposizioni, tuttavia, bisognerà attendere il prossimo 26 luglio.

Il testo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 11.01.2018 n. 8 prevede considerevoli modifiche alla precedente disciplina e per discutere tali modifiche illustrerò, di seguito, i punti chiave della riforma. Viene introdotto il reato di diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente.

L’art. 617 septies del codice penale punisce, con la reclusione fino a quattro anni, chiunque al fine di recare danno all’altrui reputazione o immagine, diffonde con qualsiasi mezzo riprese audio o video, compiute fraudolentemente, di incontri privati o registrazioni, pur esse fraudolente, di conversazioni, anche telefoniche o telematiche, svolte in sua presenza o con la sua partecipazione.

Il reato è punibile a querela della persona offesa. Importante considerare che se le riprese o le registrazioni sono utilizzate direttamente e immediatamente in un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca la punibilità sarà esclusa. Il decreto legislativo n. 216, inoltre, prevede il divieto di trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni o conversazioni ritenute irrilevanti ai fini delle indagini, sia in relazione all’oggetto che ai soggetti coinvolti, nonché di quelle che riguardano dati personali definiti sensibili dalla legge; nel verbale delle operazioni verranno indicati solo data, ora e il dispositivo utilizzato per effettuare la registrazione.

Il P.M., qualora ritenesse le suddette comunicazioni e conversazioni rilevanti Per i fatti oggetto di prova e altresì necessarie al medesimo fine, può disporre con decreto motivato la loro trascrizione all’interno dei verbali. Per quel che concerne il deposito dei verbali e delle registrazioni e la selezione del materiale intercettato la nuova normativa introduce una struttura bifasica. Nella prima fase, i verbali e le registrazioni dovranno essere trasmesse immediatamente al P.M. che si occuperà della loro conservazione ed entro cinque giorni dalla conclusione delle operazioni il Pubblico Ministero provvederà al deposito di tutti gli atti, formando un elenco delle conversazioni rilevanti ai fini di prova. Il Giudice, nei casi in cui dal deposito derivi un grave pregiudizio per le indagini, può autorizzare il P.M. a ritardarlo, ma non oltre la chiusura dell’inchiesta.

Nella seconda fase, nel fascicolo delle indagini verranno acquisite le comunicazioni ritenute rilevanti e utilizzabili; per le altre irrilevanti si provvederà allo stralcio e confluiranno nel c.d. archivio riservato delle intercettazioni nel quale verranno custodite anche le annotazioni, i verbali e le relative registrazioni, così come disciplinato dall’aggiunto neo art. 89-bis alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale. Il P.M. sarà il custode e il garante dell’archivio riservato mentre ai difensori sarà soltanto consentito di esaminare gli atti e prendere visione dell’elenco, prendere cognizione dei flussi di comunicazione informatiche o telematiche nonché di ascoltare le registrazioni; tuttavia è fatto espresso divieto di estrarre copie.

In considerazione del predetto divieto, la nuova disciplina, innalza a dieci giorni il periodo temporale concesso ai difensori per poter esaminare il materiale intercettato, con possibilità di proroga per i casi più complessi. Un altro aspetto innovativo della riforma delle intercettazioni è l’anticipazione del momento della selezione, la nuova disciplina supera infatti il modello della c.d. “udienza stralcio”, nella quale si procedeva alla disamina di tutto il materiale (anche quello inutile e/o inutilizzabile) confluito nel fascicolo delle indagini preliminari. L’intento del legislatore è quello di evitare la possibile pubblicazione d’intercettazioni non rilevanti per meri scopi opportunistici e di escludere, sin dal momento della chiusura delle indagini, il coinvolgimento di persone estranee all’oggetto dell’attività investigativa che tuttavia sono state occasionalmente coinvolte dall’attività di ascolto.

Il decreto prevede norme stringenti in caso di intercettazione mediante l’immissione di captatori informatici denominati anche Trojan horse nei dispositivi portatili (quali ad es. smartphone e tablet). Il decreto che autorizza l’uso del suddetto mezzo d’intercettazione, dovrà essere particolarmente dettagliato, indicando precisamente i limiti di tempo e luogo per l’acquisizione dei dati e le ragioni che rendono necessario l’utilizzo di tale metodo investigativo.

Pertanto, tali dispositivi dovranno essere attivati da remoto secondo quanto previsto dal P.M. nel proprio programma d’indagine. È prevista la loro disattivazione qualora l’intercettazione avvenisse in ambiente domiciliare, a meno che non vi sia prova che in tale ambito si stia svolgendo l’attività criminosa oggetto dell’indagine o che l’indagine stessa non riguardi i delitti più gravi, tra i quali mafia e terrorismo (ex art. 51, commi 3-bis e 3-quater, del c.p.p).

La nuova disciplina garantisce maggiore tutela della riservatezza nelle comunicazioni tra avvocato e assistito, oltre al divieto di attività diretta di intercettazione e la conseguente inutilizzabilità del materiale intercettato, il novellato art. 103 c.p.p. sancisce l’ulteriore divieto di trascrizione, neanche sommario delle acquisizioni nel verbale delle operazioni.

Infine, per i reati gravi commessi da pubblici ufficiali contro la P.A., il d. lgs. n. 216/2017 amplia la sfera di operativa delle intercettazioni prevedendo presupposti meno restrittivi di quelli attuali per la concessione della relativa autorizzazione. Quest’ultime saranno concesse in presenza di sufficienti (anziché di gravi) indizi di reato e quando l’utilizzo delle intercettazioni risulta necessario (anziché indispensabile).

La norma sancisce anche il diritto dei giornalisti di entrare in possesso di una copia delle ordinanze emesse dal G.I.P. una volta che le stesse siano rese note alle parti, quest’ultima disposizione tuttavia entrerà in vigore soltanto tra un anno. Le innovazioni annunciate dalla riforma non trovano il consenso sperato: il mondo forense solleva forti dubbi circa l’operatività delle disposizioni contenute.

L’ANM lamenta che i forti limiti imposti dalla riforma all’utilizzo di mezzi di captazione informatica provocherà un nocumento molto serio alle indagini; altro grave pregiudizio potrebbe derivare dalla mancata trascrizione delle intercettazioni ritenute irrilevanti in quanto in questi casi diventerebbe impossibile un controllo da parte del pubblico ministero.

Se da un lato i magistrati sono scontenti del provvedimento così come adottato dal Consiglio dei Ministri, dall’altro gli avvocati sono del tutto amareggiati in quanto a loro avviso c’è stata una forte compressione del diritto di difesa in favore del diritto alla riservatezza e della privacy. Non ci resta, dunque, che aspettare sei mesi per verificare, in concreto, la portata innovativa della riforma tanto voluta dal Ministro della Giustizia Orlando.

Mi chiamo Benedetta Greco, nel 2013 mi sono laureata in giurisprudenza, presso l'università Federico secondo di Napoli, con tesi sulla definizione di terrorismo in diritto internazionale (di cui vado molto fiera). Ho collaborato come praticante avvocato abilitato per diversi Studi legali e nel 2016 dopo tre anni di gavetta ho superato con successo l'esame di abilitazione alla professione forense. Le mie esperienze professionali si estendono anche al piano della didattica: nel 2014 ho diretto dei moduli riguardanti la “Legislazione commerciale” e “ Legislazione fiscale” nell'ambito di un corso sui “Requisiti professionali per il commercio” nonché un modulo sui “Riferimenti normativi e legislativi in ambito socio sanitario” rientrante nel corso di studi per l’acquisizione dell’attestato di Operatore socio sanitario.