Videogiochi si, videogiochi no

Vengono da York in Gran Bretagna, i nuovi studi sugli effetti provocati dai videogiochi

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Per decenni i genitori hanno visto i videogiochi dei propri figli come dei demoni da sconfiggere che, costantemente ed ogni giorno, indebolivano sempre più il cervello dei propri piccoli, sia nella parte fisica che cognitiva.

Grazie ad uno studio portato a termine dall’Università di York in Gran Bretagna, gli studiosi hanno potuto però sfatare gran parte di queste paure. Sono stati presi in esame, infatti, circa 3000 soggetti e sottoposti alle due fasi del programma di sperimentazione.

Prima fase: il tema del priming.

“Il priming è un sistema mnemonico inconsapevole che consente ad uno stimolo, al quale si è esposti per la prima volta, di essere riconosciuto successivamente, il tutto senza averne consapevolezza.”                                                                                                  

Così recita un qualsiasi manuale di psicologia, ma effettivamente in cosa consiste il priming?  Secondo questo principio enunciato, dovremmo osservare dei giocatori in un game interpretare il ruolo di un topo che fugge per non essere mangiato dal gatto e vedere gli stessi giocatori sottoporsi, successivamente, alla visione di immagini varie e molteplici palesando, tuttavia, la tendenza a reagire interpretando ancora il precedente ruolo; quello del topo.

Questi ultimi studi, smontano però decenni di letteratura scientifica in questo campo, infatti ciò non accade e l’effetto priming non si manifesta. Da qui nascono due considerazioni, la prima e che forse gli studi fatti precedentemente non erano stati oculati, e (che) forse il campione esaminato non era abbastanza numeroso da portare a conclusioni certe.

L’altra considerazione è invece quella di riabilitare al 100% il mondo dei videogiochi, esaminandone le potenzialità positive e studiandoli come mezzo di approfondimento mnemonico per i ragazzi.

Gli effetti del Realismo nel gioco

Questo studio dell’Università di York, ha preso poi in analisi il comportamento dei protagonisti dei games per analizzare l’influenza che potevano avere sulla vita reale dei giocatori, in particolare la replica dei comportamenti violenti.

I volontari si sono poi prestati ad una guerra virtuale, ad alcuni sono stati affidati personaggi molto simili, negli atteggiamenti, agli esseri umani, gli altri invece hanno combattuto con personaggi dai movimenti meccanici.

In una seconda fase i volontari hanno affrontato un questionario che prevedeva associazioni di parole, secondo gli studi precedenti, le parole scelte da coloro che avevano fatto il gioco con dei personaggi umani, quindi realistici, avrebbero dovuto essere più violente.

I soggetti esaminati ancora una volta hanno smentito i vecchi studi, e la considerazione finale è che non c’è rapporto tra queste interazioni virtuali e la vita di tutti i giorni.

Dipendenza dalla vita virtuale: I soggetti più a rischio

Un problema reale su cui non esistono studi approfonditi e, che si presenta sempre più spesso, è quello della dipendenza dal gioco.

Riconosciuta nei manuali di psichiatria, è considerata una vera e propria patologia, sono state messe in evidenza alcune di quelle che potrebbero essere le motivazioni alla base della dipendenza.

Incide su di essa sicuramente il protrarsi del tempo passato alla console, una grande influenza negativa la hanno quei games che richiedono la presenza online 24 ore su 24. Esiste anche il soggetto a rischio, in genere sono persone con scarse relazioni sociali.

Si estraniano sempre di più dalla vita reale, abbandonano la scuola, lo studio, il lavoro, le relazioni con le persone più vicine chiudendosi sempre di più in un mondo virtuale. Altri soggetti altamente a rischio sono i bambini in età prescolare fino a 6 anni. Questi, “smanettando” un po’ con il cellulare di mamma e papà, iniziano ad essere sollecitati da stimoli che diventano sempre più forti e che richiedono sempre più tempo, una buona indicazione è quella di non lasciarli con gli smartphone tra le mani più di 30 – 40 minuti.

Il consiglio degli esperti è quello di condurre i propri figli verso una vita più consona all’età, giochi all’aperto e frequentazione con i propri simili e soprattutto lettura di favole che già da sole forniscono un immaginario fantastico ai piccoli.

Un po’ di me...mi chiamo Patrizia, amo la mia città. Adoro girare per le sue strade intervistando persone comuni per rimanere sempre legata alle tradizioni storiche, artistiche e fantastiche della mia città. Ritengo alcuni valori fondamentali, il senso di appartenza, la memoria, il rispetto per l’altro. Sono molto attiva nel campo del sociale collaborando con un CAV di cui sono anche socio, in qualità di counselor. Adoro fotografare e scrivere, amo leggere romanzi storici italiani o stranieri, in modo particolare amo gli scrittori dell’America latina, Gabriel García Márquez, Isabel Allende, Paulo Coelho, Jorge Amado, Sivulpeda. Tra gli scrittori italiani, oltre ai grandi classici, come Manzoni, tra i moderni e contemporanei Enzo Striano e il mitico Maurizio De Giovanni. Eccomi questa sono io Storia e Leggenda, Mito e Realtà in breve il resto lo lascio a voi