La Corte di Giustizia europea ha stabilito che i sistemi di videosorveglianza possono essere installati anche senza consenso dei condomini
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Importante decisione della Corte di Giustizia europea in merito alla videosorveglianza nelle parti comuni del condominio. I giudici hanno stabilito che non è necessaria una delibera assembleare per l’installazione di telecamere nelle parti comuni dell’edificio

L’11 dicembre scorso, la terza sezione della Corte di Giustizia europea, ha sancito un importante principio di diritto secondo cui: gli impianti di videosorveglianza installati nelle aree comuni degli edifici, qualora perseguano un interesse pubblico, non necessitato di autorizzazione da parte dell’assemblea a patto che vengano rispettati tutti i requisiti previsti dall’artt. 6, par. 1, lettera c), e 7, lettera f), della direttiva 95/46/CE contemperati dai principi sanciti nella Carta di Nizza (artt. 7 e 8).

La controversia affrontata dalla Corte di Giustizia europea

Nel caso C-708/18, sottoposto alla cognizione della Corte, l’impianto di videosorveglianza era stato installato dall’associazione dei condomini di un immobile situato in Romania, per garantire e tutelare le persone e le parti comuni di un edificio, senza previo consenso dell’assemblea condominiale. Ad opporsi e chiederne la rimozione, invece, un condomino che lamentava la violazione del diritto al rispetto della vita privata. L’associazione dei condomini eccepiva, di contro, che l’installazione del sistema di videosorveglianza si era reso necessario per tutelare i beni comuni stante l’inefficacia degli altri sistemi di sicurezza in precedenza utilizzati.

Il Tribunale rumeno, chiamato a dirimere la controversia, ha deciso di sospendere il giudizio chiedendo alla CGUE chiarimenti sulla corretta applicazione della disciplina europea in materia di videosorveglianza. In particolare, la Corte ha esaminato le norme contenute negli artt. 6, par. 1, lettera c), e 7, lettera f), della direttiva 95/46/CE, previgente all’attuale GDPR, applicabili al caso di specie. La decisione della Corte risulta rilevante, nonostante il mutato quadro normativo, perché le predette disposizioni sono state recepite anche dal GDPR e trasposte negli articoli 5, co. 1, lett. c e 6, co. 1, lett. f.

I motivi della decisione

La Corte di giustizia europea parte da un assunto importantissimo da cui si sviluppano i motivi della decisione. Secondo i giudici europei: “un sistema di videosorveglianza mediante telecamere deve essere qualificato come trattamento di dati personali automatizzato, ai sensi della disposizione sopra citata, qualora il dispositivo installato permetta di registrare e di stoccare dati personali, come delle immagini che consentano di identificare delle persone fisiche. Incombe al giudice del rinvio verificare se il sistema controverso nel procedimento principale presenti caratteristiche siffatte”.

Ne consegue che, per poter essere considerato legittimo, un trattamento di dati personali deve rispettare tre condizioni cumulative:

  • in primo luogo, il perseguimento di un legittimo interesse da parte del responsabile del trattamento oppure da parte del terzo o dei terzi cui vengono comunicati i dati;
  • in secondo luogo, la necessità del trattamento dei dati personali per la realizzazione del legittimo interesse perseguito
  • in terzo luogo, l’esigenza che i diritti e le libertà fondamentali della persona interessata dalla protezione dei dati non prevalgano sul legittimo interesse perseguito (sentenza caso C-708/18).

Interesse legittimo base giuridica del trattamento

Per quel concerne la prima condizione, la Corte ha statuito che l’interesse perseguito dall’associazione dei condomini con l’istallazione del sistema di videosorveglianza, vale a dire la protezione dei beni, della salute e della vita dei condomini di un immobile, è suscettibile di essere qualificato come “legittimo interesse”. La Corte ha, inoltre, precisato che l’interesse legittimo sotteso al trattamento deve, da un lato, essere «comprovato» e, dall’altro, essere «esistente e attuale al momento del trattamento».

Necessità del trattamento e minimizzazione dei dati raccolti

In merito alla seconda condizione, la CGUE ha sentenziato nel caso di specie che sarà il giudice rumeno a stabilire se il trattamento dei dati personali sia necessario ai fini del raggiungimento dell’interesse legittimo (cioè la tutela personale dei condomini e dei beni comuni), essendo stato già verificato il requisito della proporzionalità (gli altri mezzi di sicurezza utilizzati si era dimostrati inefficaci). Nel caso in esame, il giudice del rinvio nella propria decisione, dovrà fare specifico riferimento al principio della minimizzazione dei dati  raccolti.

Bilanciamento degli interessi in gioco

In ultima analisi la Corte di Giustizia dell’UE afferma che nel trattamento dei dati personali è necessario bilanciare e soppesare i diversi ed opposti diritti in gioco. Invero, secondo i giudici europei: “si deve segnatamente tener conto della natura dei dati personali [trattati], e in particolare della loro natura eventualmente sensibile, nonché della natura e delle modalità concrete del trattamento dei dati di cui trattasi, in particolare del numero di persone che hanno accesso a tali dati e delle modalità di accesso a questi ultimi – nonché valutare  –  le ragionevoli aspettative della persona interessata a che i propri dati personali non vengano trattati qualora, nelle circostanze del caso di specie, detta persona non possa ragionevolmente attendersi un successivo trattamento dei dati stessi”. La Corte europea non entra nel merito rinviando al Tribunale di Budapest il giudizio sul suddetto bilanciamento.

Mi chiamo Benedetta Greco, nel 2013 mi sono laureata in giurisprudenza, presso l'università Federico secondo di Napoli, con tesi sulla definizione di terrorismo in diritto internazionale (di cui vado molto fiera). Ho collaborato come praticante avvocato abilitato per diversi Studi legali e nel 2016 dopo tre anni di gavetta ho superato con successo l'esame di abilitazione alla professione forense. Le mie esperienze professionali si estendono anche al piano della didattica: nel 2014 ho diretto dei moduli riguardanti la “Legislazione commerciale” e “ Legislazione fiscale” nell'ambito di un corso sui “Requisiti professionali per il commercio” nonché un modulo sui “Riferimenti normativi e legislativi in ambito socio sanitario” rientrante nel corso di studi per l’acquisizione dell’attestato di Operatore socio sanitario.