Le famose pitture di Villa dei Misteri, nella puntata odierna di Pillole di Archeologia (fonte Mondo Viaggiare)
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Villa dei Misteri è una residenza privata dell’antica Pompei, che si colloca a pochi passi da una della porte di accesso alla città romana

Da dove deriva però questo suo singolare nome? Ve lo spiegheremo in questa nuova puntata della rubrica Pillole di archeologia

Le due “dimensioni” all’interno di Villa dei Misteri

Villa dei Misteri costituisce un mirabile esempio di villa romana, in cui si coniugano due aspetti: da un lato, un carattere prettamente residenziale, che concilia l’otium, inteso non solo come riposo dalle fatiche quotidiane ma anche come meditazione interiore; dall’altro, una funzione produttiva. Proprio come accade ancora oggi nelle campagne vesuviane, anche all’interno di Villa dei Misteri si praticavano particolari attività agricole, legate, nello specifico, alla viticoltura.

Gli scavi nel sito, iniziati nel 1909 e concentratisi soprattutto durante il biennio 1929-30 sotto la direzione di Amedeo Maiuri, hanno infatti permesso di recuperare interessanti testimonianze della sua pars rustica: la più importante è sicuramente rappresentata dal torchio, strumento composto da un tronco con testa d’ariete ed utilizzato per spremere l’uva.

Il mosto, mistura ricavata da tale procedura, veniva sottoposto ad una naturale fermentazione all’interno di un apposito ambiente della villa, chiamato cella vinaria. Il settore rustico era, poi, dotato di ampie cucine e di due forni.

Il settore d’otium, ovvero residenziale, di Villa dei Misteri gravitava, invece, attorno ad un’area principale, rappresentata da un peristilio di 16 colonne. Intorno ad esso, si disponevano vari ambienti, tra cui l’atrio, affrescato con paesaggi tipici dell’antico Egitto, ed una veranda, dalla quale si poteva godere un bellissimo panorama sul mare.

Da dove deriva il suo nome

Munita di un balneum, una specie di piccolo impianto termale, Villa dei Misteri deve però il suo attuale nome e la sua notorietà alle pitture del suo triclinio, cioè la stanza da pranzo. Qui, si susseguono, lungo pareti alte 3 m e lunghe 17, figure di taglio megalografico, cioè quasi a grandezza naturale, intente a svolgere particolari attività. Ancora oggi, in realtà, gli archeologi non sono concordi nell’interpretazione del loro esatto significato.

Villa dei Misteri
Villa dei Misteri vista dall’esterno (fonte Trip Advisor)

Le principali scene ed i loro protagonisti

Le protagoniste sono principalmente donne: a partire da una matrona, che, nella parte iniziale del fregio, sembra governare i preparativi di un rito religioso, ad una ragazza con un velo in testa, interpretabile come nubenda, cioè vergine destinata alle nozze. Nelle sequenze narrative, compaiono altresì personaggi strettamente legati al mondo del dio Dioniso e caratterizzati da una doppia natura, sia umana che animalesca: un Sileno che suona la lira (piccolo strumento a corde); una Menade che pare allattare un capretto; un Satiro che adopera un flauto.

Ciò che sembra unificare le varie scene è proprio la frequente presenza di una suddetta fanciulla, che, dopo essere stata raffigurata al cospetto di una sacerdotessa, assiste e partecipa a diversi rituali, tra cui la scopertura di un fallo ed una flagellazione.

Tutte le sequenze affrescate nel triclinio di Villa dei Misteri, dunque, sembrano riconducibili ad un medesimo significato. Da un lato, si pensa a riti misterici, cioè iniziatici e necessari per l’introduzione del fedele nella comunità di Dioniso; a tal proposito, il richiamo alla religiosità bacchica è dimostrato dalla raffigurazione del dio del vino, seduto, al centro del fregio, accanto all’amata Arianna; dall’altro, è lecito ipotizzare un riferimento a rituali di preparazione alla celebrazione dei matrimoni.

Un mistero tra i Misteri…

Costruita nel II secolo a.C. e sontuosamente rimodernata in età augustea, Villa dei Misteri subì molti danni a causa del terremoto del 62 d.C. In seguito a questo evento, probabilmente, la struttura si dotò anche della pars rustica. Mistero, tra i Misteri, il nome del suo proprietario: ancora oggi è da considerarsi ignoto in quanto il Lucio Istacidio Zosimo, attestato da un sigillo qui rinvenuto, andrebbe piuttosto identificato come uno dei suoi custodi.

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.