Violenza nelle scuole, scagionati i videogiochi
adv

La Commissione Federale americana sulla violenza nelle scuole scagiona i videogiochi dalle accuse del presidente Trump

 

Le battaglie tra certa opinione pubblica e il mondo dei videogiochi relative all’utilizzo della violenza in questi ultimi non sono certo una novità. Più volte il mondo videoludico ha dovuto rispondere all’accusa di influenzare negativamente i propri fruitori, specialmente quelli di giovane età, al punto da spingerli a commettere atti scellerati balzati spesso agli onori della più cupa cronaca nera. L’ultimo attacco, in ordine di tempo, è giunto da una voce non esattamente di poco conto: è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, infatti, a puntare il dito contro i videogiochi accusandoli di essere i principali ispiratori dei frequenti episodi di violenza avvenuti nelle scuole americane. I risultati delle indagini condotte dalla Commissione Federale americana sulla violenza nelle scuole sembrano, però, andare in un’altra direzione.

Le ricerche della Commissione

Dal resoconto ufficiale rilasciato dalla Federal Commission on School Safety il fantomatico potenziale diseducativo dei videogiochi ne esce parecchio ridimensionato. Pare, infatti, che solo il 68% dei videogiochi contenga effettivamente scene di violenza esplicita; un buon 22% in meno rispetto ad i film, insomma, che contengono scene violente nel 90% dei casi. Certo, un videogioco può forse offrire una maggior possibilità di immedesimazione, ma è qui che entra in gioco l’importanza del controllo dei genitori. Anche da questo punto di vista, però, i risultati sembrano incoraggianti: sembra, infatti, che l’86% dei genitori conosca il sistema ESRB (Entertainment Software Rating Board) per la classificazione dei videogiochi, e un buon 73% di questi afferma di acquistare solo prodotti ritenuti idonei in base ad essa.

Oltre i videogiochi

A confutare definitivamente le accuse del presidente Trump arriva la tesi esposta dal Dr. Christopher Ferguson nel capitolo “Violent Entertainment and Rating Systems” del resoconto rilasciato dalla Commissione. Ferguson afferma che, stando ai risultati delle indagini, i videogiochi potrebbero essere null’altro che un fattore di distrazione da problemi più seri, quali il contesto familiare degli aggressori e la facilità nel reperire armi, dai quali molto più probabilmente derivano gli episodi di violenza. Un discorso vecchio come il mondo, dunque, che periodicamente porta, inevitabilmente, all’assoluzione del mezzo videoludico, troppo superficialmente utilizzato come capro espiatorio sul quale addossare le colpe di gesti folli le cui radici vanno cercate in situazioni molto più gravi e complesse di qualche ora passata giocando a GTA o Call of Duty. La commissione ha parlato: a Trump non resta che rimboccarsi le maniche e cercare di capire da dove nasca, davvero, il marciume di certa gioventù a stelle e strisce.

Avatar
Nato a Napoli il 29/06/1993, la passione per la scrittura e per la tecnologia crescono in lui quasi pari passo: questa duplice natura lo porta a frequentare la facoltà di Ingegneria Chimica e contestualmente a coltivare le proprie velleità di scrittore. Comincia a collaborare con PSB nel giugno 2018, sperando di trovare in quest’esperienza il perfetto connubio di questi due animi.