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Demotivazione e scarsa concentrazione

Concentrarsi su quanto si esplica è diventato un affare assai raro e, di conseguenza, i risultati, di quanto prodotto, sempre più scadenti.
Eppure temi ed argomenti non mancano; anzi, con un pizzico di buona volontà ed una adeguata cognizione mentale, si possono affrontare molteplici aspetti, traendone spunti, per ricerche e discussioni costruttive.
Nell’esaminare i vari elaborati, pubblicati sulle testate,  si evincono, in maniera inequivocabile e netta, le assolute inadeguatezze nell’affrontare le realtà sociali e gli accadimenti. Un’approssimazione preoccupante pervade, e permea, tutto l’arco divulgativo.
E’ evidente, o almeno dovrebbe esserlo per i più assennati, che la mente non è un elemento scindibile; se è applicata ad una prova, non è possibile distoglierla per dedicarla ad altro.
Questo non è un ragionamento astruso, è semplicemente la chiarezza dei fatti reali.Di contro, ci imbattiamo in “cape” che confondono l’evidenza per verbosità insensate o, ancora peggio, coinvolte in una spirale di cocciutaggine mista alla tracotanza.
Un vecchio detto nostrano recita – in maniera molto più colorita –  che se non si è in grado di fare il calzolaio, è perfettamente inutile “trastullare” i chiodini adatti a fissare tacchi e suole.

La stoltezza può sconfinare nella scelleratezza?

Le virtù possono essere celate, ma le nefandezze – specialmente quando si vogliono contrabbandare per qualità – emergono in maniera imbarazzante; possono affiorare ad intermittenza, ma se non è in grado di porvi rimedio, il “forsennato elemento”, è, irrimediabilmente, condannato ad essere valutato inidoneo.
Sarebbe auspicabile rimediasse, tuttavia, quando l’ottusità travalica nella perfida furbizia, l’autore dei misfatti non è più recuperabile.
A tal punto, delle due l’una: lo si abbandona a se stesso, ma se, di contro, dovesse perseverare a far danni si renderebbero necessari altri ripari; oppure lo si inibisce, definitivamente, da ogni azione produttiva negativa.
E’ storia antica, “promoveatur ut amoveatur” è sempre un’apprezzabile terapia.
Funziona, libera e produce effetti benefici.

La vastità di temi e la ristrettezza percepita

Sembra anche strano parlarne, ma il non comprendere quanto ampio sia il panorama, su cui fondare la comunicazione e l’informazione, che ci circonda – nelle più strette attinenze dell’attualità – appare un vulnus difficilmente sanabile, quando si ha a che fare con la caponaggine e non con la volontà dell’apprendere qualcosa di utile.
Ancora più degradante il quadro quando, in qualunque settore in cui sinergia e collaborazione reciproche dovrebbero imperare, ci si ostina a perseverare, con inutili e dannose reiterazioni di nefandezze.

Ci troviamo al cospetto di un mondo sportivo sempre più inteso come attrattore educativo e come prospettiva di crescita, a scapito di realtà fuori contesto sociale?
E l’informazione, invece, si concentra su improbabili accadimenti di interesse relativo;
l’importanza delle relazioni interculturali, tra etnie e comunità della Città di Napoli, e la funzione dei consoli onorari ai fini di scambi economici e mediazioni culturali, hanno una connotazione ormai assai importante?
Non si coglie che una riflessione sul tema può riscontrare positivamente l’attenzione;

l’alimentazione e la psicologia, il ruolo dello “stress nel piatto”?
E’ argomento assai quotato, ma – dal momento che non appartiene all’egemonizzazione dello spazio di pertinenza – non ci si degna di guardare a pochi centimetri dal proprio “stare”, per avere contezza del ragionamento.

E tanto, tanto altro, come ad esempio:
teatro dell’improvvisazione, la scuola napoletana;
la forza delle idee, ideazioni e nuovi stimoli;
la musica nella nuova veste di volano del turismo;
la moda e i nuovi orizzonti dell’imprenditoria del settore;
il ruolo della geopolitica nel futuro quadro dei fattori geografici;
il rispetto della legalità e la scuola intesi come “ascensori sociali”;
la conoscenza della storia per comprendere il presente e la sana democrazia;
la rilevanza dell’agricoltura per rinnovare i valori e le tradizioni, le produzioni autoctone come fonte di lavoro;
il concorso tra più realtà, per un progetto di intervento a favore delle cooperative giovanili;
trasformare le nozioni in approfondimenti per ambire a nuovi traguardi;
connotazioni delle Istituzioni e riconoscimento delle divise, educazione stradale;
autori locali con all’attivo edizioni nel campo letterario, artistico, musicale.

Ma tutto ciò è impalpabile a chi non è aduso ad “andare a verificare” quello che accade; in effetti manca la cognizione e, quindi, l’adeguatezza al compito.
Ce ne faremo una ragione. Anzi, per onestà intellettuale, personalmente me la sono fatta da tempo, ma, devo confessare, ho sperato di essere in errore.
Poi, davanti alle certezze, ho ceduto.