IBM lancia la sperimentazione di ViTA (Virtual Training for Aging), un sistema che aiuterà le persone affette da Alzheimer a creare, nelle proprie case, delle mappe virtuali di ricordi in grado si stimolare i meccanismi della memoria.
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Il gigante della tecnologia IBM lancia la sperimentazione di ViTA (Virtual Training for Aging), un sistema che aiuterà le persone affette da Alzheimer a creare, nelle proprie case, delle mappe virtuali di ricordi in grado si stimolare i meccanismi della memoria.

Come funziona questa tecnologia

Il progetto pilota nasce dalla collaborazione tra la Fondazione IBM Italia e l’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di Foggia. La sperimentazione ha l’obiettivo di preservare i ricordi dei malati affetti da malattie neurodegenerative, migliorando così anche il rapporto con propri familiari e con le persone che li circondano. ViTA, è una I.A. in grado di immagazzinare i ricordi del malato utilizzando ad esempio foto, canzoni o video e di organizzarli collegando fra loro i vari frammenti; in tal modo si realizza un percorso cognitivo facilmente accessibile sia dal paziente sia dai suoi familiari. Questa tecnologia crea una “mappa dei ricordi” del malato. Tale percorso è, pertanto, personalizzato e segue gli eventi segnalati dal paziente e dai propri cari. La persona anziana, attraverso un’app accessibile tramite smartphone o tablet, può utilizzare varie modalità d’interazione (come voce, testo o interattività) per attivare i ricordi. Il paziente o chi ne farà le veci in quel momento dovrà solo fornire una descrizione del ricordo da collegare, ad esempio, all’immagine mentre l’applicazione invece si occuperà di collegare i vari ricordi tra loro, sollecitando la memoria del paziente attraverso un meccanismo di associazioni. Il software, utilizzato quotidianamente, aiuterà il paziente a rafforzare la propria memoria ed a contrastare così il senso di agitazione e smarrimento che spesso colpisce le persone affette da malattie neurodegenerative. ViTA, racchiude in sé una serie di tecnologie molto sofisticate; utilizza la piattaforma IBM Watson di Cognitive Computing con le sue capacità di Natural Language Processing e il sistema di Knowledge Graph per conservare e rappresentare la mappa dei ricordi.

Qual è l’impatto sulla vita dei pazienti?

La sperimentazione di “ViTA” è ancora nelle prime fasi. Si sta ancora procedendo alla raccolta dei dati, per la creazione di un database, dei pazienti che hanno prestato il proprio consenso alla sperimentazione. Quest’attività richiede molta accuratezza ed attenzione, l’input cognitivo (ad esempio una fotografia significativa per il paziente) da cui parte il suo percorso della memoria dev’essere associata ad informazioni essenziali quali: i luoghi, la connessione con altri ricordi, le persone, i tempi, le emozioni che suscita, etc. Questo processo coinvolge in prima persona il malato, il quale però può usufruire dell’assistenza dei propri cari e soprattutto di psicologi. La complessità di questa fase richiede molto tempo, di conseguenza, bisognerà attendere ancora qualche mese per avere i primi riscontri.

La tecnologia per combattere l’Alzheimer

La sperimentazione italiana non è il primo caso in cui la tecnologia viene utilizzata per contrastare gli effetti delle malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer o la demenza senile. Già da qualche anno, la società di healthcare Camanio Care in collaborazione con Google hanno sviluppato un sistema per permettere ai pazienti colpiti dalle suddette malattie di ripercorrere i luoghi più importanti della loro vita. Il sistema si chiama BikeAround, è consiste nell’associazione del movimento fisico (consigliato a tutti soggetti affetti da malattie neurodegenerative) ai ricordi. Una cyclette collegata al immagini di Google Street View proiettate su uno schermo, permette ai pazienti di pedalare sulle strade di luoghi visitati in passato.

Questi strumenti, ovviamente,  non rappresentano di certo una soluzione alla cura dell’Alzheimer o delle altre malattie neurodegenerative ma possono costituire un valido ed efficace supporto per migliorare la vita dei malati e quella delle persone che li assistono.

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Mi chiamo Benedetta Greco, nel 2013 mi sono laureata in giurisprudenza, presso l'università Federico secondo di Napoli, con tesi sulla definizione di terrorismo in diritto internazionale (di cui vado molto fiera). Ho collaborato come praticante avvocato abilitato per diversi Studi legali e nel 2016 dopo tre anni di gavetta ho superato con successo l'esame di abilitazione alla professione forense. Le mie esperienze professionali si estendono anche al piano della didattica: nel 2014 ho diretto dei moduli riguardanti la “Legislazione commerciale” e “ Legislazione fiscale” nell'ambito di un corso sui “Requisiti professionali per il commercio” nonché un modulo sui “Riferimenti normativi e legislativi in ambito socio sanitario” rientrante nel corso di studi per l’acquisizione dell’attestato di Operatore socio sanitario.