In Italia introdotta la Web Tax 2020 (fonte Imprese del Sud)
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La Web Tax 2020 è appena entrata in vigore nell’ordinamento legislativo italiano attraverso la Legge di Bilancio approvata lo scorso dicembre dal Parlamento

Il provvedimento andrà a colpire soprattutto le grandi multinazionali di Internet, con un’aliquota di tassazione pari al 3% del monte ricavi risalente al precedente anno solare

Nuove entrate per lo Stato grazie alla Web Tax 2020

Web Tax 2020: si chiama così la tassa sui “colossi della rete” introdotta mediante l’ultima Legge di Bilancio, che andrà a compensare un mancato gettito, per lo Stato nel 2019, pari a circa 150 milioni. In sostanza, secondo le previsioni elaborate dai tecnici, si parla per questo nuovo anno appena iniziato di un introito complessivo di 708 milioni: somma, questa, che si dovrebbe attestare anche nel successivo 2021.

La Web Tax 2020, in realtà, è stata preceduta negli ultimi anni da altri simili provvedimenti da parte del Parlamento italiano. Basti ricordare, ad esempio, il Decreto Legge 50 del 24 aprile 2017, in base al quale i big della rete potevano svolgere una procedura di emersione: in termini più pratici, calcolare in maniera orientativa i loro profitti tassabili derivanti da operazioni commerciali svolte nel Belpaese. O ancora, la Legge di Bilancio 2018, secondo la quale a pagare dovevano essere quei soggetti che avevano svolto nel precedente anno solare una mole di oltre 3000 operazioni.

Web Tax 2020: alcune somiglianze con quella emanata a giugno scorso in Francia (fonte Panorama)

Somiglianze con il modello francese

Il modello di ispirazione per la nuova tassa, che non prevede la relativa emanazione di un decreto attuativo (in pratica si è andati a modificare direttamente il testo della normativa 2019), è quello francese. I cugini d’Oltralpe, infatti, hanno già provveduto ad introdurre una web tax già lo scorso mese di giugno. Anche qui, come in Italia, l’aliquota calcolata è identica: 3% sui ricavi del precedente esercizio finanziario di ciascuna società. L’imposta ha però suscitato molte polemiche negli Stati Uniti, tant’è che il governo Trump ha provveduto già ad imporre elevati dazi per quanti decidono di acquisire prodotti digitali transalpini. L’auspicio è che un qualcosa di simile non si verifichi anche in Italia.

Tassabili solo le transazioni avvenute in Italia

Per quanto riguarda la soglia di accesso fissata dalla Web Tax 2020, essa corrisponde a 750 milioni di fatturato totale ed a 5 milioni e mezzo di ricavi derivanti dalla vendita di beni e servizi sul mercato italiano. In merito a quest’ultimo aspetto è importante evidenziare che si terrà conto, dietro appositi accertamenti e comunque senza violazioni della privacy, soltanto di transazioni localizzabili sul territorio dello Stato.

Le operazioni che saranno oggetto di tassazione riguarderanno anzitutto la diffusione di pubblicità verso gli utenti di Internet, sia da pc che da smartphone. Inoltre, saranno colpite le interazioni e le condivisioni di dati tra gli utilizzatori di piattaforme digitali finalizzate alla cessione/acquisto di servizi commerciali. Ad essere escluse dall’imposta, invece, saranno i beni e le prestazioni di società finanziarie intermediarie.

Versamento della tassa e dichiarazione dei redditi

Il pagamento della Web Tax 2020 non sarà scaglionato in trimestri, così come sanciva il testo della Legge di Bilancio 2019, ma versato in un’unica soluzione entro il 16 marzo dell’anno successivo; entro il 30 giugno, invece, occorrerà presentare la dichiarazione dei redditi derivanti dai servizi offerti all’utenza e soggetti, ovviamente, a tassazione. Nel caso dei gruppi societari quest’adempimento potrà essere svolto anche da uno solo dei suoi membri. Se la società o il gruppo, infine, non risiedono né in Italia né in uno degli Stati dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo, la dichiarazione dovrà essere fatta da un rappresentante fiscale

 

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.