Weisz Arpad da maestro del calcio europeo ad Auschwitz
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Weisz Arpad è stato uno degli allenatori più importanti della storia: la sua vita, dal successo sportivo alla morte ad Auschwitz

La storia di Weisz Arpad, genio dello sport durante gli anni bui di fascismo e nazismo, è strettamente legata a quella del nostro Paese. Vogliamo ricordarlo oggi, in occasione del Giorno della Memoria. Facciamo, però, prima un piccolo passo indietro e cerchiamo di ricordare ciò che è stato.

Il Giorno della Memoria: il ricordo di tutte le vittime dell’Olocausto

Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa, che marciavano in direzione della Germania, liberavano dall’orrore nazista il campo di concentramento di Auschwitz, uno dei più tristemente famosi. Sessant’anni dopo, nel 2015, l’Assemblea Generale dell’ONU fissava simbolicamente proprio al 27 gennaio la celebrazione del Giorno della Memoria, la commemorazione di tutte le vittime dell’Olocausto.

Seppur a distanza di decenni, il numero preciso di vittime della follia tedesca non è ancora stato determinato con esattezza. Le cifre variano da un minimo di 15 ad un massimo di 17 milioni di persone, sterminate in un arco di tempo di circa 12 anni, dal 1933 al 1945. La Germania nazista considerava categorie inutili e dannose zingari, omosessuali, malati di mente, Testimoni di Geova, ebrei di ogni nazionalità, senza distinzione di sesso o età. Con l’avanzare della guerra, milioni di russi, polacchi, ungheresi, romeni, furono a loro volta internati nei lager nazisti. Ma, se per tutti gli altri bastava il “contenimento”, riguardo agli ebrei fu tentato qualcosa di mai visto prima. Ci si propose, infatti, di cancellare un intero popolo dalla faccia della terra, impresa condotta in maniera meticolosa, sistematica e senza un briciolo di pietà.

Contro gli ebrei, sin dall’ascesa al potere di Hitler e fino alla sconfitta finale della Germania, una continua escalation di violenza e barbarie: dapprima la vergogna delle leggi razziali, poi la crudeltà delle indiscriminate esecuzioni di massa, infine l’abominio dei campi di concentramento. Nel silenzio quasi generale degli altri Stati e con la collaborazione silenziosa o, addirittura apertamente proclamata, di tutti i paesi gravitanti nell’orbita tedesca: si, purtroppo stiamo parlando proprio dell’Italia. E proprio al nostro Paese è legata gran parte della vicenda personale di uno dei più grandi allenatori della storia: Weisz Arpad.

Weisz Arpad: la carriera di calciatore

Ebreo, nato nel 1896 nell’Impero austro-ungarico, a pochi km da Budapest, è costretto ad abbandonare gli studi perché chiamato alle armi durante la prima guerra mondiale. Weisz Arpad ha il suo primo contatto con gli italiani, dunque, da combattente nemico e viene anche fatto prigioniero. Torna in Italia nel 1924, stavolta nella veste di calciatore. Ala sinistra di buon livello, con all’attivo anche alcune convocazioni in Nazionale, arriva a Padova ma viene subito acquistato dall’Inter. La sua carriera di calciatore è però già al capolinea. Dopo appena 11 partite, con tre goal all’attivo, Weisz Arpad si infortuna seriamente ed è costretto ad appendere le scarpette al chiodo.

Weisz Arpad: da calciatore a maestro del calcio europeo

Decide a quel punto – era il 1926 – di tentare la carriera di allenatore ed entra nello staff tecnico dell’Alessandra, guidato dall’ex commissario tecnico della Nazionale, Augusto Rangone. Impara tanto in fretta che, già l’anno successivo, viene ingaggiato dall’Inter, che gli affida la guida tecnica della prima squadra. Seguono un quinto posto nella stagione d’esordio ed il settimo posto dell’anno successivo. A quel punto Weisz Arpad accompagna la sua squadra in Sud America, per un soggiorno di studio e aggiornamento che dura un anno. Nel frattempo, l’Inter è stata ribattezzata dal regime “Ambrosiana” ed il nome di Arpad è stato abbreviato in Weis…

Al ritorno dal Sud America la prima impresa: nel 1930 l’Ambrosiana conquista il suo primo titolo nel campionato italiano a girone unico. Grazie a questo successo, Arpad detiene ancora oggi il record di più giovane allenatore a vincere uno scudetto in Italia: aveva solo 34 anni. Non è l’unico primato del giovane allenatore. Di indole decisa, abbandona la giacca e la cravatta, per indossare pantaloncini e maglietta e dirigere gli allenamenti dal campo. Prova assieme ai giocatori gli schemi di gioco e cerca nuovi talenti nel settore giovanile. Quando scopre il giovanissimo Giuseppe Meazza lo porta immediatamente in prima squadra.

Weisz Arpad all'Inter

Importa in Italia il sistema di gioco conosciuto come WM, creando il quadrato di centrocampo ed uno stile di gioco che predilige – novità assoluta – passaggi rasoterra e precisi ai lunghi lanci da fondocampo. Resta all’Inter un’altra stagione, viene poi allontanato e successivamente richiamato. Alla fine sarà lui ad abbandonare la squadra, nel 1934, in polemica col nuovo presidente Ferdinando Pozzani. Quest’ultimo voleva difatti imporgli la formazione da schierare in campo. Ad oggi, è il quarto allenatore nella storia dell’Inter per numero di presenze in panchina.

Weisz Arpad: dalla gloria sportiva ad Auschwitz

Dopo un anno al Novara, Weisz Arpad approda al Bologna e qui ripete il miracolo: vince due scudetti consecutivi e il Trofeo dell’Esposizione a Parigi (una sorta di Champions League ante litteram), battendo i maestri inglesi del Chelsea. È lui ad interrompere il dominio della Juventus, che si era aggiudicata gli ultimi cinque titoli nazionali. Nel 1938 il Bologna fa di tutto per trattenerlo, a dispetto delle lusinghe della Lazio e vi riesce. Lo stesso anno arrivano, però, le leggi razziali volute dal fascismo. In quanto ebreo straniero, Weisz Arpad è prima schedato e poi obbligato a lasciare il paese. Nessuna parola o gesto di solidarietà arriva né dal Presidente del Bologna, Renato dall’Ara, né dai calciatori, e nemmeno dai tifosi. Sui giornali sportivi la sua partenza è un’appendice in un articolo minore.

Fugge in Francia, poi in Olanda, dove cerca di ricominciare, allenando il Dordrecht, con risultati ancora brillanti. Ma, nel frattempo, la Seconda Guerra Mondiale è iniziata e, nel 1940, in Olanda sono arrivati i tedeschi. Da quel momento, un crescendo di vessazioni: l’anno successivo a Weisz è fatto divieto di allenare. Nel 1942 la Gestapo lo arresta assieme alla la sua famiglia e li invia nel campo di transito di WestBrock, lo stesso da cui passò Anna Frank. La moglie Elena, trentaquattrenne, ed i figli Clara e Roberto, di 8 e 12 anni, sono subito mandati ad Auschwitz dove, appena giunti, sono avviati alle camere a gas.

Di Weisz Arpad, da questo momento in poi, abbiamo scarne notizie. Dopo 15 mesi nei campi di lavoro dell’Alta Slesia fu inviato a sua volta, probabilmente stremato, ad Auschwitz: entrò nella camera a gas il 31 gennaio 1944.

La vita di Weisz Arpad approda a Teatro

La vicenda personale di Weisz Arpad è stata portata alla luce, nella sua reale rilevanza, solo di recente. Segnaliamo che oggi, alle ore 17.00, andrà in replica al Teatro Garage di Genova lo spettacolo “3-4-3 Destinazione Auschwitz“, di Lorenzo Costa, dedicato alla vita del calciatore ed allenatore ungherese.